Uno alla volta per favore!

Sembra questo il pensiero di un individuo curioso di Adelia mentre osserva passare, in una scomposta e

discontinua fila indiana, un gruppetto di suoi simili attraverso una piccola porticina metallica. Forse è

ancora incuriosito da quel dispositivo che da qualche tempo ha cambiato l’aspetto della sua colonia, o forse

si gode solo il tepore del sole di una rara giornata senza vento.

E come lui, anche io curioso e osservo questi simpatici pennuti bianchi e neri che goffamente saltellano per

superare il piccolo ostacolo posto sul loro cammino; resterei a godermi lo spettacolo per ore. E pensare che

alcuni ricercatori passano qui intere settimane!

Quella che vi sto descrivendo è la colonia di pinguini di Adelia di Edmonson Point, alle pendici del Monte

Melbourne, che ho visitato qualche giorno fa.

La colonia occupa un buon tratto della bassa costa sabbiosa di questo promontorio vulcanico. Il substrato

scuro e l’esposizione a nord fanno si che il terreno si scaldi notevolmente durante il periodo estivo e sia un

luogo favorevole alla nidificazione.

I pinguini di Adelia infatti nidificano su terreni liberi da ghiacci e ricchi di piccole rocce, che usano per creare

un nido a protezione delle loro uova (solitamente 2).

Da più di 10 anni l’Università di Siena, nell’ambito del PRNA, studia questa colonia che conta diverse

migliaia di esemplari. Come mi spiega la dott. ssa Silvia Olmastroni, attuale responsabile del progetto di

ricerca, questi uccelli marini sono sensibili ai cambiamenti ambientali e il loro monitoraggio consente di

comprendere meglio il loro ruolo ecologico e grado di adattabilità ai fattori di stress ambientali e climatici a

livello più ampio.

Il progetto, partendo da una serie di dati storici molto ricca, vuole valutare le risposte ai fattori di stress

ambientale attraverso lo studio delle variazioni fisiologiche di un campione significativo di individui di

Adelia. Per fare questo, una parte della pinguinaia è stata recintata con una bassa rete metallica che

indirizza i pinguini verso un’unica uscita in direzione dell’accesso al mare. E’ proprio in corrispondenza di

quest’uscita che i piccoli animali si mettono in fila, come dei piccoli scolari all’uscita di scuola, e passano

davanti ad un sensore che ne registra il passaggio. Questo sistema automatico sarà in grado , nel tempo, di

verificare la fluttuazione numerica di questa porzione di colonia che oggi conta circa 200 coppie di

esemplari.

Ad integrazione di questo monitoraggio remoto, durante il periodo riproduttivo, un piccolo gruppo di

ricercatori permane nell’area per diverse settimane allestendo un campo. L’osservazione diretta, la raccolta

di campioni e la misura di altri parametri permettono di completare il quadro delle condizioni di salute degli

animali e quindi dell’ambiente che li ospita.

Per adesso, allora, non ci resta che continuare a vederli sfilare!

Attività del progetto.

Le ricerche, frutto anche di collaborazioni internazionali con i programmi antartici australiano e americano,

si basano sul monitoraggio dei parametri riproduttivi, attraverso conteggi periodici della popolazione e

censimenti giornalieri su oltre 100 nidi di studio e attraverso sistemi automatici di monitoraggio:

a) la Penguin Nest Camera, una macchina fotografica digitale programmata per acquisizione immagini

digitali, viene svolto il monitoraggio remoto di un’area di circa 30 nidi di controllo.

b) un sistema automatico di monitoraggio registra gli ingressi degli individui marcati in un’area di studio di

circa 200 nidi all’interno della colonia.

Studiamo inoltre le aree di alimentazione durante il periodo riproduttivo, utilizzando trasmettitori satellitari e

registratori di immersione, da cui ricaviamo la posizione su mappa e il profilo di immersione per ogni

individuo a cui è stato applicato lo strumento per alcuni giorni. Le attività di ricerca riguardano le tre colonie

di pinguino di Adelia presenti vicino alla base italiana MZS, ma si concentrano soprattutto nell’area

deglaciata di Edmonson Point, a circa 50 km NW della base italiana MZS, dove è localizzata una colonia di

circa 3000 coppie di pinguino di Adelia. Attraverso l’elaborazione e il confronto dei dati raccolti nelle varie

spedizioni riusciamo ad avere un quadro completo sullo stato di salute dei pinguini, e quindi dell’ambiente

che li ospita. Abbiamo iniziato anche lo studio delle aree di svernamento degli adulti per quest’area del Mare

di Ross. Durante la XXX spedizione abbiamo applicato dei piccoli registratori di dati, tipo GLS, alla zampa

dei pinguini e quest’anno abbiamo potuto recuperare già il 60% degli strumenti. Le informazioni raccolte,

insieme a studi simili effettuati in altre colonie del Mare di Ross, risulteranno particolarmente importanti

poiché la biologia post-riproduttiva per questa specie è ancora parzialmente sconosciuta. Una parte della

ricerca riguarderà anche lo studio di biomarcatori fisiologici, per la valutazione dello stress e della qualità

dell’habitat. Le analisi dei campioni ematici, prelevati da alcuni individui, saranno svolte dalla dottoressa

Ilaria Corsi presso i laboratori del dipartimento di Scienze Fisiche Terra e Ambiente dell’Università di

Siena.

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5Comments

Eleonora Borella 25 febbraio 2016

Dopo aver recuperato i trasmettitori, il percorso che seguono i pinguini è lo stesso o può variare?

Dennis Castillo 25 febbraio 2016

how have you been there visiting the Adelia penguins?

Makatea Medina 25 febbraio 2016

A cosa serve il monitoraggio sullo spostamento dei pinguini?

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