Un diario da Concordia- quarta puntata

Quando il tramonto segue l’alba di pochi secondi…

E’ lentamente iniziato il lungo inverno australe e l’equipaggio di Concordia si prepara ad affrontare un lungo periodo di buoi. Per molti di loro sarà la prima esperienza di questo genere. Leggiamo dalle parole di Elvio Lazzerini come si svolge la vita nell’avamposto italiano più remoto:

Siamo ormai prossimi alla fine del terzo mese da quando l’aereo australiano si è staccato dalla pista di ghiaccio dirigendosi verso Casey rimanendo così nuovamente isolati e la vita in base ora che siamo solo12 persone, cambiando i ritmi, permette di fare studi e riflessioni non possibili con la confusione precedente. Leggendo i vari resoconti delle spedizioni ENEA-IPEV in Antartide si deduce che con la partenza dell’ultimo volo termina la stagione estiva ed ha inizio la stagione invernale e questo fa venire alla mente un modo di dire che sempre più spesso sentiamo ripetere e che riguarda il clima delle nostre latitudini:”Non esistono più le mezze stagioni”. Certamente in questo ambiente le stagioni intermedie sono di difficile e forse impossibile identificazione ed alcune domande vengono spontanee :”Esistono le stagioni in Antartide o i ritmi stagionali sono scanditi dai periodi di sole sempre presente,di alternanza alba-tramonto e di buio per tre mesi? E se si parla di stagione estiva e stagione invernale si può parlare di clima Antartico? Perchè in Antartide che ha il clima più freddo e più secco della Terra,tanto da essere considerato un deserto nonostante vanti la più grande riserva di acqua dolce del pianeta, è impossibile trovare,in superficie, acqua allo stato liquido? Ci sono differenze fra i due poli e come influiscono sui rispettivi climi? ”
Cercherò di dare risposte, spero semplici, a questi interrogativi,anche se non è facile per chi come me non è un meteorologo.
Antartide ed Artico ricevono in totale nel loro periodo estivo,causa la bassa incidenza della radiazione solare diretta alle latitudini polari,solo il 30% dell’energia ricevuta dall’equatore (cioè circa il 15 % ciascuna), mentre nel periodo invernale i due poli non ricevono nessuna radiazione e con la scomparsa del sole sotto l’orizzonte si realizza qui, in Antartide, il cosiddetto Kernlose winter cioè un vistoso raffreddamento di tutta l’area che rimane pressoché costante per l’arco del semestre invernale e questa dinamica ha forse un riscontro solo in alcune aree interne della Groenlandia. Questo ovviamente favorisce il mantenimento dei ghiacci su tutta la superficie antartica. Ma la regione antartica è molto più fredda di quella artica anche per la differente distribuzione fra terre emerse e mari che contraddistingue i due emisferi. Infatti la zona Artica è un’area oceanica circondata da masse continentali e quindi l’oceano si comporta come serbatoio di calore per le aree terrestri circostanti cioè funge da regolatore termico. L’Antartide invece è un continente circondato dall’Oceano Meridionale ove,nel periodo invernale,il ghiaccio che si forma e che lo circonda ha una superficie più estesa del continente antartico stesso. Si parla di 17-20 milioni di Kmq per il ghiaccio neoformatosi rispetto ai 14 milioni di Kmq del continente!
La presenza di catene montuose con cime che superano i 4000 metri di altitudine come lungo la catena Transantartica dove si erge il monte Kirkpatrick alto 4528 metri e nella catena dei Monti Ellsworht che è sovrastata dai 4897 metri del Monte Vinson,e lo spessore medio della calotta di ghiaccio di circa 2500 mt, con punte di oltre 4500 mt di spessore,contribuiscono a mantenere freddo questo continente. Si tenga presente che la base Concordia poggia sopra oltre tremila metri di ghiaccio sul Plateau denominato Dome C. Questa calotta di ghiaccio ricopre quasi totalmente il continente nascondendo lo zoccolo roccioso sottostante e solo il 2% della superficie continentale è libero da ghiaccio. Causa lo spessore del ghiaccio e la sua estensione, la maggior parte della radiazione ricevuta nel periodo estivo viene riflessa.I raggi che arrivano al suolo riscaldano quindi solo l’aria sopra la superficie ghiacciata ; l’aria divenendo calda e quindi più leggera ,per legge di fisica, risale ed a sua volta si raffredda appesantendosi per ritornare verso il basso,per cui con la perdita di calore accentuata nel periodo invernale dal mancato irraggiamento c’è un forte raffreddamento della superficie e le temperature al suolo sono più basse di quelle in atmosfera fino a circa 4000-7000 mt di altitudine.Questo è il fenomeno noto come inversione termica. Il freddo estremo comporta che l’acqua presente nel continente è perennemente imprigionata sotto forma di ghiaccio anche se sono stati individuati oltre 70 laghi nelle profondità del ghiaccio ed il più esteso di questi,lungo 280 km ,“dorme” in profondità sotto quasi 3600 mt di ghiaccio e neve in vicinanza della stazione russa Vostok,da cui prende il nome. Scoperto nel 1974 è stato studiato e misurato solo nel 1996 utilizzando tecniche di indagine radar e di analisi del dati sismici e solo da poco tempo è stato raggiunto dalle trivelle. Ciò permetterà studi di questo ambiente rimasto incontaminato per decenni di milioni di anni.
La mancata presenza di acqua in superficie e quindi l’evaporazione nell’atmosfera solo della neve determina un basso grado di umidità e scarse precipitazioni che rispecchiano quelle di regioni aride come il Sahara ed il deserto dei Gobi. Si segnalano precipitazioni di pochi mm di pioggia all’anno,più concentrate ovviamente nelle zone costiere (circa 200 mm nelle zone costiere) e quasi totalmente assente nelle zone interne come nel plateau dove è situata la base Concordia.
Altra caratteristica meteorologica antartica è data dai venti in particolare le correnti catabatiche o venti di caduta che,in sintesi estrema,sono originati da uno strato superficiale di aria molto fredda prodotta dalla perdita di calore per irraggiamento che staziona sul Plateau Antartico e che successivamente “scivola” verso le coste,scorrendo lungo i pendii della superficie topografica del ghiaccio acquistando velocità nella discesa verso la costa con raffiche fino a 180-200 km/h. Nel 2004 la stazione americana McMurdo,situata appunto in costa, è stata devastata da raffiche di circa 303 Km/h. Un vento così forte porta alla formazione dei sastrugi termine,pare di origine russa (zastruga),che indica increspature formantesi sul manto nevoso a seguito dell’azione del vento stesso a livello superficiale e sono costituite in genere da neve molto dura,ad elevata coesione poichè le particelle che lo compongono sono formate da cristalli frammentati dal vento. Questo porta all’origine di “protuberanze” indicanti la direzione del vento che le ha generate. Talvolta queste formazioni possono essere presenti sulle nostre Alpi e specie chi pratica sci-alpinismo le dovrebbe conoscere perché,se molto alte ,creano difficoltà nell’avanzare.
C’è un’altra manifestazione atmosferica presente sia in Antartide che in molte zone, anche abitate,dell’area artica .E’ il whiteout (letteralmente tradotto:bianco fuori) condizione meteorologica,non prevedibile, con la quale la visibilità ed i contrasti sono molto ridotti fino all’azzeramento in tutte le direzioni, a causa della neve e/o della luce soffusa dalle nuvole. Questa situazione può esplodere improvvisamente con aumenti pressori poco significativi,con cielo terso ed assenza di nuvole portando raffiche di vento ad altissima velocità ( in certe zone anche 100 km/h) pur con vento assente poco prima. Ciò causa una perdita di definizione ed impossibilità a stimare le distanze,distinguere la forma e l’inclinazione del terreno su cui ci si muove,identificare l’orizzonte,e a volte, si fatica a capire se si è fermi o ancora in movimento. Questa situazione può portare,chi si trova coinvolto, a perdere completamente l’orientamento ed in Antartide vuol dire non rilevare più punti di riferimento nella distesa di ghiaccio. Non ha paragoni con la nebbia delle nostre zone che peraltro è anche prevedibile dai meteorologi.
Con queste considerazioni le differenze stagionali hanno nella realtà poco senso e quindi il clima in Antartide ha un proprio inquadramento a seconda delle caratteristiche climatologiche predominanti, per cui si hanno tre zone : il Plateau Antartico, la zona di pendio e la fascia costiera (Weyant 1966) alle quali è stata aggiunta la zona marittima comprendente la costa occidentale della penisola Antartica e le isole di quell’area (Holdgate 1970 e 1977) cioè la zona più vicina alla punta del Sud-America.
Il Plateau Antartico a sua volta è stato suddiviso in 4 zone sulla base di precisi parametri che mettono in relazione le temperature medie ed estreme,la velocità media e la frequenza del vento,la misura delle precipitazioni annuali e la intensità del windchill cioè la temperatura percepita causa il vento (Dalrympe 1966). E’ proprio sul Plateau Antartico, dove è posta la base Concordia del’ENEA-IPEV, che si registrano le più basse temperature della terra .Nel 2010 fra Dome Argus ed il Dome Fuji la NASA ha registrato -93,2°C mentre presso la base russa Vostok,posta a circa 6oo km da Concordia e come questa abitata tutto l’anno,nel 1983 sono stati registrati -89,2°C. A Concordia la temperatura più bassa registrata è stata -84,7°C nel 2010.Nello scorso mese di aprile si sono registrate temperature fino a -78°C.
Alcune di queste situazioni meteorologiche descritte le abbiamo viste e vissute in questi tre mesi. Durante la seconda settimana di aprile abbiamo avuto vento con raffiche a 11,6 m/s cioè circa 42 km/h che ha portato ad innalzare i sastrugi già presenti attorno alla base,certo non elevati ma tali da rendere più difficile muoversi per raggiungere i vari laboratori scientifici esterni ma anche belli da fotografare perché le forme che si creano sono particolari e molto diverse fra loro. Inoltre il vento determina la formazione di soffici palline di neve chiamate Yukimarimo (in giapponese Yuki significa neve e marimo è un tipo di palla formata da alghe) che sono state scoperte in Antartide nel 1995 nel Plateau Dome Fuji dalla 36ma spedizione giapponese. Queste palline sono il risultato dell’aggregazione elettrostatica, dovuta al vento ,di minuti elementi di un tipo particolare di cristallo di brina superficiale,detta “solid-needle-type”(SN) che si forma per condensazione del vapore acqueo vicino alla superficie di ghiaccio quando il vento supera la velocità di 3 m/s e la temperatura è fra -50°C e -80°C. Sone belle rotonde isolate od a gruppi,assomigliano anche a batuffoli di cotone e vengono spostate dal vento rotolando velocemente sullasuperficie ghiacciata.
Abbiamo avuto anche una giornata con whiteout fortunatamente con visibilità di circa 10-15 mt ma la sensazione di mancanza di orizzonte ed uniformità fra terra,scusate ghiaccio, e cielo è rimasta impressa in tutti noi invernanti .
Dopo il 10 febbraio inoltre è cominciata l’alternanza giorno notte durata fino al 3 maggio quando il sole non è più comparso all’orizzonte. E’ stato bello vedere il primo tramonto dopo mesi di sole alto in cielo 24 ore su 24 ore. Ma i colori sono stati la visione più gratificante in questo ambiente dove il bianco della neve ed l’azzurro del cielo sono i colori predominanti per mesi. Giallo, arancione, rosso con tutte le loro sfumature dovute alla posizione del sole all’orizzonte, ci hanno permesso di riavere il sapore visivo dei colori che dovremmo mantenere nella nostra mente nei prossimi lunghi mesi di buio. Qui in Antartide ho apprezzato un’altra situazione non visibile alle nostre latitudini:la contemporanea presenza dei colori del tramonto e della notte. Infatti guardando ad ovest si possono osservare i colori del tramonto che sfumano lentamente verso est dove compaiono il blu ed il viola, colori della notte, con le loro tonalità sempre più scure .
Data l’assenza di ostacoli visivi ho apprezzato come, nel corso di questi mesi ,il sole sia sempre più tramontato non solo prima come orario,dalle ore 20-21 di febbraio fino alle 13 del 2 maggio giorno dell’ultimo tramonto,ma scende all’orizzonte spostandosi da sud-ovest sempre più verso nord-ovest. E la luna qui assume un ‘altro sapore visivo essendo più nitida data l’assenza quasi sempre di nuvole e con un colore bianco così lucente quasi a voler far concorrenza alla neve . Anche le stelle,che abbiamo cominciato a vedere,assumono nitidezza e colorazioni impensabili alle nostre latitudini ed infatti qui sono installati alcuni telescopi per studiare il nostro universo. Sono situazioni che non riusciamo ad apprezzare da noi per l’elevata urbanizzazione,per la situazione orografica e per i ritmi di vita che ci impediscono di vedere, valutare e ,scusate il termine gastronomico, “gustare” questi fenomeni. Dopo questo lungo e spero poco noioso discorso scientifico una domanda emerge” Ma come si fa a vivere con queste variazioni climatiche,con queste temperature.” Ci vuole una notevole capacità di adattamento fisico e psicologico anche perché qui non si è solo isolati dal resto del mondo per almeno nove mesi ma si ha una mono-sensiorialità non solo visiva per lunghi mesi ma anche olfattiva mancando i profumi delle stagioni sostituiti dall’odore proveniente dal funzionamento dei generatori di corrente e del riscaldamento, odori predominanti all’interno della base. Quando poi esci,senti solo il vento gelido,il rumore della neve schiacciata dai passi, il freddo che ti entra ad ogni atto respiratorio anche se bocca e narici sono protette e camminando scruti l’orizzonte cercando sfumature nei colori del cielo e giochi di ombre fra le increspature della neve ed i sastrugi. Se poi hai la possibilità di salire sulla torre posta a circa 1 km dalla base ed alta 45 mt dove sono posizionate numerose apparecchiature scientifiche per il rilevamento di dati atmosferici, l’orizzonte si ampia ancora di più su questa immensa, bianca,lucente, uniforme distesa di ghiaccio che in certi momenti della giornata a seconda della incidenza dei raggi solari o della presenza della luce lunare, assume in lontananza dei riflessi tali da far immaginare un mare illuminato dai raggi solari o dalla luna piena.
A queste piacevoli sensazioni visive poi si aggiungono quelle gastronomiche quando seduto a tavola trovi cibi che non conoscevi e che stimolano le papille gustative. Infatti dopo la carne di coccodrillo è arrivata in tavola anche la carne di canguro. Questa carne proviene da animali tenuti allo stato brado nelle praterie australiane del Queensland e nel Northern Territory ,aree fra le meno inquinate del mondo. Gli animali sono tenuti allo stato libero poiché è vietato l’allevamento come inteso da noi:no mangimi,no antibiotici, no ormoni od altri farmaci. Ha ottime caratteristiche organolettiche, è digeribile,con un gusto delicato,rossa, con una bassissima percentuale di grassi (1 grammo per etto contro i 16 gr. della carne bovina,i 6 gr. di quella suina ed i 3 gr. del pollame),con poco colesterolo ( 55 milligrammi per etto mentre nella carne che mangiamo di solito si aggira sui 70 milligrammi per etto, pollo incluso).Vanno bene per la sua cottura tutte le ricette tradizionali del manzo ed il nostro cuoco francese, che già la conosceva anche perché in Francia specie nei bristot parigini e nei piccoli ristoranti della campagna francese è già diffusissima,ha preferito la cottura alla piastra. Poi condita con un filo di olio extravergine di oliva,ovviamente italiano, è stata mangiata con successivi commenti positivi. In Italia si sta diffondendo solo in questi anni in ristoranti del centro-nord.
La quotidianità prosegue tranquilla ed è iniziata il 3 maggio quella che sarà per noi un’esperienza unica. Dopo il sole presente 24 ore su 24 per mesi e la normale alternanza alba-tramonto,il buio avvolgerà l’Antartide e quindi le nostre giornate fino alla prima decade di agosto regalandoci però un cielo stellato straordinariamente limpido e nitido che solo qui può essere visto e del quale abbiamo avuto in aprile un’anteprima. Di certo questa esperienza di buio totale o mancanza di sole potrà essere descritta nella prossima puntata del viaggio-lavoro-soggiorno in questo estremo, stupendo ma terribile territ

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