Un diario da Concordia: il buio

Per le persone che in questo periodo sono in vacanza, al mare o in montagna come al lago o all’estero, ovunque tranne qui e stanno godendo del sole e della luce questo racconto potrebbe portare tristezza ma per chi lo sta vivendo porta invece luce su un mondo ignorato e sconosciuto ai più.  Cerchiamo di vedere questo mondo con una luce “solare” anche se il sole lo rivedremo solo fra molte settimane.

2 maggio: ci siamo accordati per uscire entro le dieci del mattino e fotografare l’ultima alba o meglio per vedere l’ultima lama di sole far capolino all’orizzonte. Già da alcune settimane lentamente il sole non sorge più totalmente ma appare con sempre meno arco e rimane tale  sotto l’orizzonte  tramontando dopo alcune ore, ore che si sono ridotte giorno dopo giorno. Rimangono visibili i caldi colori, rosso ed arancione con le loro sfumature, a segnalare la sua presenza. La differenza dell’alternanza fra il giorno e la notte si nota ancor di più, verso est ove i colori solari sfumano nei colori della sera e ad ovest dove si vedono ancora i vivaci colori del tramonto.

Eccoci fuori con T-61,2°C, Windchill  -76,5°C, vento 2,8 m\s. Postiamo le macchine fotografiche con angolature diverse e cominciamo a scattare. Dopo una ventina di minuti però nulla compare all’orizzonte e dopo 40 minuti ci sentiamo come traditi ed investiti da un  freddo ancor più pungente. Le nuvole coprono la lama di sole dell’ultima alba! Amareggiati da questo tradimento atmosferico e consci che fino ad agosto non rivedremo più il sole, mesti rientriamo. Alle 14 circa  guardiamo verso ovest, questa volta dall’interno della base. Nubi bianche lineari, quasi a creare una fitta staccionata, si ergono come in mattinata, da est ad ovest  annullando anche la visione dell’ultimo tramonto. Rimaniamo nuovamente senza alcuna visione del sole ma non si può comandare al tempo atmosferico e rimandiamo tutte le nostre soddisfazioni visive al giorno in cui  lo rivedremo sorgere e salire  fino a rimanere poi presente per mesi. Nei giorni successivi la luce mattutina si fa sempre più flebile e  si devono tener accese le luci in base essendoci oramai quella scarsa luminosità invernale paragonabile ai mesi di dicembre e gennaio nelle nostre zone  che ci fa vivere in penombra. Rimangono visibili all’orizzonte, anche se sempre più tenui, i colori riflessi del sole ma solo fra le 11 e le 13 poi buio completo con la luna che si staglia in cielo già dalle 14. Ormai  quando si esce si deve avere sempre la lampada frontale poiché non riuscendo a vedere nulla non si può valutare bene dove camminare. E’ come viaggiare in auto a fari spenti e le asperità create dai sastrugi rendono accidentato il percorso più volte fatto. Le luci della base accese ci indicano il punto di arrivo: “casa nostra”. Comunque è bello spegnere la lampada frontale, aspettare che gli occhi si abituino al buio e camminare immersi in questa silenziosa atmosfera, interrotta solo dal rumore dei nostri  passi che schiacciano la neve, scricchiolio  che cambia a seconda della densità della neve stessa e dell’aria in essa contenuta. La temperatura sembra in questo periodo non risentire della mancanza del sole tant’è che risale a valori fra -45°C e -68°C con poche puntate oltre i -70°C e con giorni di poco o nullo vento. Nei giorni 20 e 21 maggio la luna è piena e talmente luminosa  che la neve sembra un mare specie in lontananza dove pare vedere le onde che avanzano ondeggiando all’orizzonte.Inoltre permette una nitida visione del campo estivo situato a circa 400\500 mt dalla base. Il cerchio lunare è accentuato da un alone bianco-giallastro che la fa apparire ancora più grande e splendente.

Lascio gli oscuranti della camera sollevati cosicché  il chiarore della luna, filtrata dai vetri ricoperti ed opacati dal ghiaccio, fende il buio della stanza facendo rivivere la sensazione della luce .

24 maggio: attorno alla luna è apparso un alone circolare, difficile da vedere ma evidente con le foto. E’ strano da capire per chi come me non si è mai interessato all’astronomia ed alla meteorologia, come lo stesso effetto atmosferico causi questo anello, completo o meno, sia attorno al sole che attorno alla luna. Le condizioni atmosferiche che lo determinano sono le stesse già descritte nel racconto precedente. Il parelio,così si chiama questo anello, si è  rivisto altre due volte a luglio nella sua integrità  ed è rimasto a circondare la luna dal primo pomeriggio fino a notte.

25 maggio: oggi all’orizzonte sono comparsi dei colori simulanti l’alba accompagnati da una luce soffusa, tenue quasi non voglia alzare il sipario sul buio;la luna nel pomeriggio appare con la livrea migliore e le foto, per chi ha obiettivo ad alta risoluzione, evidenziano i suoi crateri.

Le previsioni delle aurore australi,che sono delle emissione di luce dall’alta atmosfera nelle regioni artiche ed antartiche con colori dal giallo al purpureo al verde che  si accompagnano al sorgere del sole, davano un’ alta densità e quindi alta probabilità di essere vista ma la nostra area è rimasta fuori da questa stupenda visione dovuta  all’eccitazione di atomi di azoto ed ossigeno ad opera di corpuscoli elettrizzati emessi dal sole e che vengono deflessi verso le regioni polari dal campo magnetico terrestre. Ma siamo all’inizio della stagione delle aurore per cui, controllando i siti per le previsioni delle aurore (www.swpc.noaa.gov; www.spaceweatherlive.com; www.aurora-service.net) cercheremo di tenerci aggiornati e pronti alla visione di questo evento atmosferico, ricordandoci però che sono previsioni!

30 maggio: Fuori tutto buio tranne ad ovest ove si vede una pallida, tenue, luce indicante forse il tramonto del sole, luce che forma un arco bianco-azzurro sopra l’orizzonte. A sud-ovest e verso nord buio assoluto. Nella volta celeste brilla il pianeta Marte che per quanto piccolo ha un evidente colore rosso che si staglia nel blu notte del cielo e risalta come contrasto con il bianco delle stelle. Favolosa è  la visione della via lattea, che stende il suo mantello su uno splendido cielo tappezzato di stelle, situazione non visibile da noi causa l’inquinamento luminoso delle nostre città che offuscano questa meraviglia. La temperatura, dopo un periodo di rialzo a -40°C, ora è nuovamente ridiscesa a valori oltre -60°C ma senza forte vento. Ieri ad esempio sono uscito con temperature fra  -69°C e -71°C per accompagnare uno degli scientifici per il  solito giro di controllo della strumentazione e siamo rimasti fuori dalla base circa 3 ore.

Il tempo passa veloce e nel giorno della festa del Santo Patrono di Padova (13\06) abbiamo un ulteriore assaggio del periodo più freddo ormai prossimo: se la temperatura alle 6 del mattino ha raggiunto  -80,3°C , nel corso della giornata il windchill, cioè la temperatura percepita causa il vento, ha raggiunto il valore di -101,8°C. Dato questo valore ci sono sempre ed ovunque i matti (fra cui il sottoscritto) che, con sana pazzia ed abbigliamento non proprio antartico, sfidano queste temperature per pochi secondi e si scattano la foto di rito con cartelli indicanti questi valori: T -76,8°C, vento 5,1 m\s e windchill di -101,2°C. Nessun problema medico si è avuto successivamente,per tranquillizzare tutti.

In base comunque la vita continua regolarmente ma quello che balza agli occhi, anzi all’orecchio, è un silenzio “assordante” che “rompe”  i timpani non abituati a tanto benessere uditivo (scusate il doppio ma necessario ossimoro). Ognuno è occupato nelle proprie attività lavorative ma siamo talmente pochi e sparpagliati in una base che attualmente risulta anche enorme, che non si crea disturbo e molte volte, con alcuni, ci si incontra solo a tavola. Questo aiuta a recuperare il senso della vita e quella dimensione , oramai persa, di tranquillità quotidiana che risulta superata anzi soffocata dai ritmi incalzanti e sempre più vorticosi dettati dal lavoro, dalla ricerca spasmodica di ottenere sempre di più a scapito dei rapporti interpersonali e della propria serenità mentale e psicologica. Qui il quotidiano silenzio, le lunghe giornate di buio che trascorrono rapidamente impegnati nelle proprie attività ma che permettono personali e più serene riflessioni, fanno ritrovare quel gusto di vivere che si spera poter continuare ad assaporare a lungo anche dopo il rientro nella “normale civiltà”.

Sono questi anche giorni di ansia per tutti noi. Abbiamo ricevuto notizie della necessità di una evacuazione, prima di una poi di due persone addette alla logistica, della base americana Amundsen-Scott situata proprio al Polo Sud geografico e nella quale, in periodo invernale,vivono circa un’ottantina di persone fra logistici e scientifici. Per me, che sono il medico della base Concordia, il termine evacuazione fa capire che i problemi accusati dalle due persone devono essere di tale gravità da non poter essere gestiti a lungo nella loro base. Storicamente il polo sud geografico è stato raggiunto a piedi poco più di un secolo fa mentre per via aerea il plateau polare è stato violato solo qualche decennio fa.  Le basse temperature e la rarefazione dell’atmosfera oltre certe altitudini (la base americana è situata a 2835 metri slm) rendono, durante l’inverno australe, praticamente impossibile l’utilizzo di grandi aerei  come gli LC-130, i famosi Hercules. Più facile è operare con aerei più flessibili ed elettronicamente meno sofisticati ma anche più piccoli che però, data la loro ridotta autonomia, possono entrare in Antartide solo dalla “porta” del Sud America vicina alla penisola antartica. Pur essendoci un loro utilizzo notevole corso delle estati australi, finora non erano mai stati utilizzati nei periodi invernali e di buio ed in quest’area antartica. Quella che è stata realizzata fra il 21 e il 23 di giugno ed in perfetta coincidenza con il solstizio invernale australe, è una missione che i media internazionali hanno subito definito “mission impossible” e poco a da invidiare ad altre importanti imprese. Per l’operazione  sono stati utilizzati due Twin Otter della  compagnia canadese Kenn Borek Air, l’unica al mondo in grado di poter effettuare questo tipo di attività. Il Twin Otter è un aereo con due motori ad elica, una ventina di metri di apertura alare, può volare fino a quote di 5000 metri, ha una capacità di carico di circa 1,5 tonnellate ed una autonomia di ca. 1.200 Km. I due Twin Otter, partiti dal Canada, hanno impiegato 5 giorni per raggiungere Punta Arenas all’estremo sud del Cile e successivamente la stazione britannica di Rothera nella Penisola Antartica. Qui i due veivoli sono stati equipaggiati con sci sotto le ruote e con serbatoi extra per aumentarne l’autonomia di volo. Le condizioni meteorologiche hanno dettato il tempo di partenza per uno degli aerei mentre l’altro, parimenti attrezzato, è rimasto in attesa nella base britannica per fare da back-up. La fase di atterraggio era considerata la più critica per le condizioni di bassa temperatura (ca. -60°C), ridotta portanza dell’atmosfera, il buio della notte polare e le condizioni della pista non certo liscia come una pista da bowling. Il 21 giugno il primo atterraggio di un aereo sul plateau antartico in pieno inverno australe si è realizzato. La mattina successiva, dopo 8 ore di riposo per i piloti e imbarcati i due ammalati, il Twin Otter è decollato alla volta di Rothera per poi concludere la missione a Punta Arenas. Significative immagini dell’atterraggio e del decollo sono disponibili, per chi volesse vederle, sul sito https://100belowzero.wordpress.com/2016/06/24/medevac-process/. Vivendo nello stesso ambiente ci rendiamo conto delle difficoltà che hanno dovuto affrontare i piloti del Twin-Otter nel portare a termine questa missione ed ovviamente ci siamo rallegrati quando abbiamo letto del buon esito .

Se la data del 21 giugno nell’altro emisfero indica l’inizio dell’estate qui, oltre ad indicare il solstizio d’inverno, si festeggia mid-winter data che indica a tutti gli invernanti l’aver raggiunto metà della missione. Si consideri che durante il periodo invernale in Antartide sono circa un migliaio le persone presenti nelle trentasette basi sparse specialmente lungo la costa e solo tre sono all’interno del continente antartico: la base Concordia, la base russa Vostok che dista circa 600 km dalla prima e la base americana Amundsen-Scott a circa 1670 km da Concordia. Come da tradizione c’è stato lo scambio di saluti, auguri e di foto fra le tutte queste basi ma quest’anno sono arrivati a tutti anche gli auguri del Ministro Giapponese  dell’Educazione, Cultura,Sport,Scienza e Tecnologia, Sig.Hiroshi Hase.

 Sono questi giorni di festa per tutti ed anche noi organizziamo delle serate a tema:serata chic, serata  Antica Roma, serata dei supereroi e serata dedicata al mondo. Utilizzando materiale anche di scarto presente in base, tutti si sono preparati i vestiti per le serate tranne ovviamente  per la serata chic per la quale ognuno si era portato da casa il proprio abbigliamento utilizzato anche a Natale, Capodanno e Pasqua. Sono stati fatti giochi di gruppo per poter ricreare un’atmosfera goliardica e dimenticare per qualche ora l’ambiente circostante e l’isolamento che stiamo vivendo da febbraio.

Il 24 giugno si è vista una luna con una strano alone che la circondava. Alle 19 guardando ad est appariva come fosse al centro di un rombo di luce, bianco-giallastro, mentre in altri momenti sembrava al centro di una bianca croce luminosa. Altro strano effetto atmosferico che regala soddisfazioni visive mai immaginate prima!

Sono questi giorni nei quali c’è ancora un rialzo della temperatura con valori fra i -45°C e – 60°C ma è anche presente un forte vento con punte oltre 13 m\s cioè 46,8 Km|h. Certo può sembrare una bassa velocità se la paragoniamo alla bora triestina ma qui tutto è amplificato dalla situazione ambientale ove il vento non trova alcun ostacolo e, come già descritto, scendendo verso la costa acquista velocità arrivando a soffiare ad oltre 200 km\h. Con questo vento le norme di sicurezza impongono di non uscire dalla base per nessun motivo anche perché si associa spesso il fenomeno del white-out che riduce la visibilità. E se a questi due fenomeni,vento e white-out, si associa ovviamente la bassa temperatura  è inutile correre  rischi!

Temperature e vento hanno favorito la formazione di quelle strane palle di neve chiamate yukimarimo che assumono varie grandezze e che avendo aria intrappolata fra i cristalli di ghiaccio che le compongono, vengono fatte scorrazzare e svolazzare dal vento in questa bianca distesa .

Le “giornate”,  scusate le virgolette ma essendo sempre buio non saprei come definirle, passano scandite dagli orari dei pasti,  momenti conviviali che regolano il passare delle stesse.

Nei giorni 4 e 5 luglio verso nord-ovest appare un arco chiaro che sottende lungo la linea dell’orizzonte, un colore rosso che sfuma nelle varie tonalità verso l’alto. Primi bagliori del risveglio luminoso? Certamente il contrasto col buio nel resto del cielo è marcato per cui quel colore assume toni ancora più caldi. Ed effettivamente, ripetendosi nei giorni successivi,risultano essere i primi segnali di luce che ci riscalda il cuore ma anche la vista dopo settimane di buio completo. Certo quella luce compare solo per  una-due ore  ma anche uscendo dalla base quel minimo chiarore,  non permette di rivedere il percorso anche se il riflesso sulla neve immacolata è stupendo.

L’8 luglio alle 10,04 i termometri hanno segnato la temperatura più bassa raggiunta per noi fino ad ora: -82,4°C!!!

Nei giorni successivi si ripetono le previsioni di possibili visibili aurore  ma il solo colore che noi vediamo è il bianco all’orizzonte che però nasconde e solamente ai nostri occhi, il verde delle aurore immortalato invece dalle macchine fotografiche professionali.

I giorni passano e si continuano a vedere,saltuariamente, i colori del risveglio all’orizzonte. Il 20 luglio un chiarore nelle ore centrali dei giorno, che rischiara tenuemente l’ambiente, permette di riconoscere all’interno della camera non solo le forme ma anche i colori più chiari del materiale presente. Un sorriso in questa nuova penombra mi illumina il volto.

E’ anche di questi giorni una luna piena, luminosa e splendente che però nel fine settimana viene nascosta da nuvolosità diffusa persistente.

27 luglio: si esce senza lampada frontale accesa perché dalle 9,30 del mattino una tenue, fioca luce rischiara tutto questo deserto bianco e ci permette di vedere ovunque. Certo non si vedono le nostre ombre sul terreno ma si rivedono bene i sastrugi, l’orizzonte, tutte le strutture colorate che formano la base e gli shelter esterni. E’ veramente piacevole, dopo settimane di buio, rimirare questo vasto panorama sapendo che vivremo e vedremo un’alba lunga giorni prima di rivedere il sole che tornerà ad mostrarsi dal 10 agosto quando, lentamente come è scomparso, riapparirà per poi rimanere alto per mesi.

Dopo alcuni giorni di rialzo della temperatura a valori di circa  -50°C assistiamo in un sol giorno ad un abbassamento improvviso della temperatura a -71°C con vento che soffia a 5 m\s. E’ anche questo l’Antartide ma ormai c’è luce tenue nelle quattro ore centrali della giornata e possiamo affrontare queste temperature con più tranquillità ma sempre con attenzione!

Siamo quasi alla fine del periodo buio, gli occhi risplendono nel vedere quotidianamente la luce ed anche il morale si risolleva sapendo che fra pochi giorni rivedremo il sole. Le emozioni di questa rinascita e gli ultimi mesi di permanenza in questo piccolo,rispetto all’immensità che lo circonda,ma accogliente posto verranno descritte nel prossimo racconto.

Elvio Lazzarini

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